Settantasei giorni dopo, come se non avesse mai smesso
La lunga pausa era iniziata a Roma, con una lesione al retto femorale sinistro che aveva costretto Lorenzo Musetti a fermarsi durante la stagione sulla terra rossa. Settantasei giorni di stop, che gli erano costati la partecipazione al Roland Garros e a Wimbledon. Ma lunedì, al Mubadala DC Open, il tennista toscano ha fatto capire da subito che l'assenza non ha lasciato tracce: ha travolto il connazionale Matteo Arnaldi 6-0, 3-1 e ritiro, chiudendo in soli 40 minuti.
Il derby tricolore si è rivelato un monologo. Nel primo set, Musetti ha concesso un solo punto al servizio — un rendimento ai limiti della perfezione — e non ha mai permesso ad Arnaldi di entrare in partita. Nel secondo parziale, con Musetti già avanti 3-1, il ligure ha alzato bandiera bianca per un problema fisico. Il risultato prematuro non toglie nulla alla prestazione del rientrante: la qualità del gioco mostrata in quei 40 minuti ha suggellato un ritorno di grande spessore.
La lezione imparata e il sogno dichiarato
Musetti ha riflettuto apertamente sulle cause che lo avevano fermato. «Giocare troppi tornei ha danneggiato il mio corpo», ha dichiarato, riconoscendo che il ritmo sostenuto della stagione sulla terra aveva contribuito all'infortunio. Il periodo di pausa gli ha permesso di recuperare fisicamente e mentalmente, di trascorrere più tempo con la famiglia e di reimpostare le proprie priorità con maggiore lucidità.
Ed è rientrato con ambizioni ben chiare. Prima del torneo, Musetti non si era nascosto: «Posso sognare di vincere l'ATP 500 di Washington». Parole che, dopo la prova di lunedì, sembrano meno temerarie. Il servizio era preciso, il rovescio a una mano funzionava in modo incisivo, il controllo della pallina dalla riga di fondo era quello di un giocatore in grande forma — non di uno che rientrava da due mesi e mezzo di inattività.
Vukic nel mirino, poi l'obiettivo US Open
Il secondo turno metterà Musetti di fronte ad Aleksandar Vukic, che ha battuto Zachary Svajda 6-3, 6-1 nel proprio esordio. Rispetto ad Arnaldi, si tratterà di un avversario più solido e soprattutto il confronto durerà di più — il che consentirà di valutare con maggiore precisione dove si trova davvero il toscano dal punto di vista della condizione fisica, dopo oltre due mesi lontano dai campi di gara.
Il quadro più ampio indica che gli US Open si avvicinano. Per Musetti, fare partite sull'hard court americano in questo periodo non è un dettaglio: è la base di preparazione per l'ultimo Slam della stagione. Un percorso profondo al DC Open sarebbe un segnale potente in vista di Flushing Meadows. Il primo passo, lunedì, è stato convincente: ora si tratta di tenere il ritmo.
Tennis Post Redaktion
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